Stamattina leggevo un post di Alessandro D'Avenia. Lo scrittore raccontava di come abbia regalato al nipotino un libro illustrato sull'Odissea e di come come, insieme a tutta la famiglia riunita sotto le stelle, ne leggesse ad alta voce qualche pagina ogni sera.
E' questa la magia che, in futuro, produrrà un nuovo piccolo appassionato lettore.
Chi è stato costretto a leggere, costringerà i propri figli a farlo.
Ma chi è vissuto con persone che amavano leggere, ha visto con i propri occhi delinearsi mondi e personaggi incantati e finisce per desiderare di entrarci a propria volta.
Ringrazio mia madre e mia zia che non mi hanno mai detto "Leggi!", ma, per anni, si sono fatte vedere leggere.
Ricordo le vacanze in montagna, quando la mia famiglia condivideva per un mese l'appartamento con la famiglia dei miei zii.
La luce dell'abat-jour di mia zia restava accesa per ore, di notte. Ogni volta che scopriva un libro intrigante, io mi svegliavo in piena notte e trovavo la sua luce accesa.
"Non potevo smettere di leggere, senza averlo finito", mi diceva il mattino dopo.
Cara zia...che mi ha regalato negli anni moltissimi libri, per appassionarmi ai generi che affascinavano lei. Non avevamo gli stessi gusti, purtroppo, ma non importava... Comunque condividevamo il perfetto isolamento acustico che sapevamo generare mentre leggevamo. La capacità di saperci trasportare all'interno del libro, come se il resto del mondo non esistesse. La passione per le caratterizzazioni psicologiche e le domande arzigogolate sull'agire dei personaggi.
E oggi, che mi zia è mancata ormai da 6 anni e mezzo, quante sono le notti accese da una piccola abat-jour che finisce per vedere l'alba, mentre io devo assolutamente terminare un libro...
Credo che l'unico modo per insegnare ad amare la lettura, sia farsi vedere amarla...
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