Quando ero un'adolescente, si sentiva
parlare spesso di anoressia o di comportamenti autolesionisti:
letture proposte a scuola o film dossier documentavano in modo
abbastanza realistico una problematica che mi poteva essere tanto
vicina quanto lontana.
Il “non mangiare” si colora
facilmente di quell'accento melodrammatico che attira gli adolescenti
e richiama su di sé un'attenzione che in tanti altri modi non si
riesce a ottenere. Per questo, tende a diventare facilmente una moda.
Tuttavia, ai miei tempi era raro che la
moda si mescolasse con la vera e propria malattia, la quale vantava
prerogative molto specifiche.
Diverso è oggi, nell'era di internet,
dei social network, dei blog e di wathsapp.
L'epoca in cui, su instagram, i
ragazzini pubblicano foto di tagli, propri o altrui, sulle braccia;
dove il gesto autolesionista perde il suo significato originale per
assumerne uno “di facciata”, perché “tagliarsi è figo”, lo
fanno i cantanti depressi e procura un sacco di like. Ai miei tempi
avevi gli amici che si preoccupavano per te, se facevi un po' il
melodrammatico; in questi tempi ti ritrovi con centinaia di seguaci
che ti osannano.
E non c'è nulla di più pericoloso di
questo: del “fare gruppo” con un sacco di sconosciuti che
condividono le tue stesse idee distorte, quasi si vivesse tutti
insieme su un'isola speciale, finalmente compresi e gratificati nelle
proprie ossessioni.
Prendiamo l'esempio dei siti “pro
Ana”, uno degli effetti collaterali più pericolosi della facile
fruibilità della rete.
“Ana” sta per anoressia, dove
quest'ultima non viene considerata per la malattia quale è, ma come
una filosofia di vita che conduce, nel tempo, alla perfezione.
Perfezione estetica, chiaramente.
Ho provato a inserire poche parole in
google e il risultato ottenuto è stato un'ondata infinita di blog
Pro Ana, gestiti principalmente da ragazzine in età non
necessariamente adolescenziale: ho scovato, infatti, parecchie
tredicenni e, cosa mostruosa, persino un'undicenne; tutte con
l'obiettivo di cercare sostegno nel proprio proposito di dimagrire,
creando veri e propri “gruppi di autoaiuto” nello smettere di
mangiare.
Spulciando tra i diversi siti, pagine e
blog, ho potuto così sintetizzare le idee che circolano tra i “pro
Ana”: il cibo è il nemico da sconfiggere, è opportuno assumere
non più quattrocento calorie al giorno, è necessario consumare con
attività fisica il doppio delle calorie ingerite, si deve tenere un
elastico al polso e pizzicarlo ogni volta che si è tentati di
mangiare, bisogna bere moltissimo perché questo favorisce il senso
di sazietà, se si soffre di crampi da fame, basta rannicchiarsi su
se stessi e passeranno, se si è tentati di mangiare, è
consigliabile pensare a cose schifose oppure fissare foto di modelle
magrissime.
I blog sono un continuo alternarsi di
voci giovani, fragili, sole. Ci sono richieste di aiuto da parte di
ragazze che dichiarano di sentirsi “grasse e schifose” e
desiderano raggiungere un peso inferiore ai cinquanta chili : “Sono
alta un metro e sessantacinque e peso cinquantuno chili, lo so, sono
grassa da fare schifo. Non mangio da ventiquattro ore, ma ora non so
come resistere alla tentazione, aiutatemi.”. Frasi nonsense dove il
bisogno naturale di nutrirsi è considerato solo una “malefica
tentazione”.
Troviamo poi , frequentissime, le
dispensatrici di consigli: “ Fai 6 piccoli pasti al giorno. Prendi
due mele e dividile così da avere 6 pasti. In questo modo ingannerai
il tuo corpo, il quale penserà che sta mangiando di più.” ; “Se
incominci a sentire fame, fai addominali o datti dei pugni nello
stomaco. Non sentirai più fame.” ; “Se non resisti alla
tentazione, prendi un alimento con pochissime calorie (mandarino,
kiwi...), taglialo in pezzi molto piccoli e assaporane pezzo per
pezzo... non avrai fame per molte ore”; “Fai bagni in acqua
gelata per mezz'ora, così il tuo corpo consumerà duecento calorie
per riportarsi alla temperatura ideale.”
C'è poi chi offre suggerimenti per
sfuggire al controllo dei genitori: “Racconta che stai andando a
mangiare a casa di un'amica e invece vai a camminare: brucerai
calorie anziché assumerne:”; “Fingi di avere il raffreddore e
mentre ti soffi il naso, sputa il cibo nel fazzoletto”; “Preparati
uno snack, ma anziché mangiarlo buttalo via e poi lascia il piatto
sporco dove i tuoi genitori lo vedano.”
Sotto ai consigli, decine e decine di
commenti: ragazzine entusiaste che ringraziano e si scambiano il
numero di telefono per creare gruppi wathsapp dove incitarsi a
vicenda a non mangiare.
Un sistema folle di autorinforzo, che
simula il “normale” gruppo dei pari, ma stavolta costituito da
adolescenti ossessionati dalla magrezza che si incoraggiano
vicendevolmente a vivere d'aria e a raggiungere quel peso
irrealistico che le renderà finalmente perfette e felici.
Nei blog appaiono anche commenti di
persone indignate che promettono di segnalare e denunciare il sito..
eppure le pagine sono ancora tutte lì, ad anni di distanza rispetto
alla presunta data di segnalazione.
Consigli diabolici, letali, che portano
le ragazzine ad isolarsi dal mondo e dai familiari, a rinchiudersi
in una mentalità che le valuta solo attraverso il perso corporeo e
il controllo del cibo, sacrificate a una malattia divinizzata che
amplifica il disamore per se stessi e l'impossibilità di riuscire ad
accettarsi per gli essere umani, imperfetti ma con un valore
imprescindibile, che esse sono.
L'identificazione con i gruppi pro Ana
è pericolosa, insidiosa e devastante e va a infrangere quel confine
tra moda e malattia che, ai miei tempi, metteva in salvo tante
ragazzine. Ora, con smartphone alla mano e pagine instagram di
ragazzine che “fanno gruppo” per non mangiare, anche chi aveva
solo la mezza idea di digiunare un po' per perdere qualche chilo,
viene travolto dalla forza di questi messaggi e rischia di restare
intrappolato in una mentalità sempre più restrittiva e distorta.
Ritengo che il proliferare di questi
siti vada continuamente denunciato, finché, chi ne ha mezzi, non si
deciderà a mettere un controllo più severo.

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