sabato 10 settembre 2016

La dea anoressia e altre mode





Quando ero un'adolescente, si sentiva parlare spesso di anoressia o di comportamenti autolesionisti: letture proposte a scuola o film dossier documentavano in modo abbastanza realistico una problematica che mi poteva essere tanto vicina quanto lontana.
Il “non mangiare” si colora facilmente di quell'accento melodrammatico che attira gli adolescenti e richiama su di sé un'attenzione che in tanti altri modi non si riesce a ottenere. Per questo, tende a diventare facilmente una moda.
Tuttavia, ai miei tempi era raro che la moda si mescolasse con la vera e propria malattia, la quale vantava prerogative molto specifiche.
Diverso è oggi, nell'era di internet, dei social network, dei blog e di wathsapp.
L'epoca in cui, su instagram, i ragazzini pubblicano foto di tagli, propri o altrui, sulle braccia; dove il gesto autolesionista perde il suo significato originale per assumerne uno “di facciata”, perché “tagliarsi è figo”, lo fanno i cantanti depressi e procura un sacco di like. Ai miei tempi avevi gli amici che si preoccupavano per te, se facevi un po' il melodrammatico; in questi tempi ti ritrovi con centinaia di seguaci che ti osannano.
E non c'è nulla di più pericoloso di questo: del “fare gruppo” con un sacco di sconosciuti che condividono le tue stesse idee distorte, quasi si vivesse tutti insieme su un'isola speciale, finalmente compresi e gratificati nelle proprie ossessioni.
Prendiamo l'esempio dei siti “pro Ana”, uno degli effetti collaterali più pericolosi della facile fruibilità della rete.
“Ana” sta per anoressia, dove quest'ultima non viene considerata per la malattia quale è, ma come una filosofia di vita che conduce, nel tempo, alla perfezione. Perfezione estetica, chiaramente.
Ho provato a inserire poche parole in google e il risultato ottenuto è stato un'ondata infinita di blog Pro Ana, gestiti principalmente da ragazzine in età non necessariamente adolescenziale: ho scovato, infatti, parecchie tredicenni e, cosa mostruosa, persino un'undicenne; tutte con l'obiettivo di cercare sostegno nel proprio proposito di dimagrire, creando veri e propri “gruppi di autoaiuto” nello smettere di mangiare.
Spulciando tra i diversi siti, pagine e blog, ho potuto così sintetizzare le idee che circolano tra i “pro Ana”: il cibo è il nemico da sconfiggere, è opportuno assumere non più quattrocento calorie al giorno, è necessario consumare con attività fisica il doppio delle calorie ingerite, si deve tenere un elastico al polso e pizzicarlo ogni volta che si è tentati di mangiare, bisogna bere moltissimo perché questo favorisce il senso di sazietà, se si soffre di crampi da fame, basta rannicchiarsi su se stessi e passeranno, se si è tentati di mangiare, è consigliabile pensare a cose schifose oppure fissare foto di modelle magrissime.
I blog sono un continuo alternarsi di voci giovani, fragili, sole. Ci sono richieste di aiuto da parte di ragazze che dichiarano di sentirsi “grasse e schifose” e desiderano raggiungere un peso inferiore ai cinquanta chili : “Sono alta un metro e sessantacinque e peso cinquantuno chili, lo so, sono grassa da fare schifo. Non mangio da ventiquattro ore, ma ora non so come resistere alla tentazione, aiutatemi.”. Frasi nonsense dove il bisogno naturale di nutrirsi è considerato solo una “malefica tentazione”.
Troviamo poi , frequentissime, le dispensatrici di consigli: “ Fai 6 piccoli pasti al giorno. Prendi due mele e dividile così da avere 6 pasti. In questo modo ingannerai il tuo corpo, il quale penserà che sta mangiando di più.” ; “Se incominci a sentire fame, fai addominali o datti dei pugni nello stomaco. Non sentirai più fame.” ; “Se non resisti alla tentazione, prendi un alimento con pochissime calorie (mandarino, kiwi...), taglialo in pezzi molto piccoli e assaporane pezzo per pezzo... non avrai fame per molte ore”; “Fai bagni in acqua gelata per mezz'ora, così il tuo corpo consumerà duecento calorie per riportarsi alla temperatura ideale.”
C'è poi chi offre suggerimenti per sfuggire al controllo dei genitori: “Racconta che stai andando a mangiare a casa di un'amica e invece vai a camminare: brucerai calorie anziché assumerne:”; “Fingi di avere il raffreddore e mentre ti soffi il naso, sputa il cibo nel fazzoletto”; “Preparati uno snack, ma anziché mangiarlo buttalo via e poi lascia il piatto sporco dove i tuoi genitori lo vedano.”
Sotto ai consigli, decine e decine di commenti: ragazzine entusiaste che ringraziano e si scambiano il numero di telefono per creare gruppi wathsapp dove incitarsi a vicenda a non mangiare.
Un sistema folle di autorinforzo, che simula il “normale” gruppo dei pari, ma stavolta costituito da adolescenti ossessionati dalla magrezza che si incoraggiano vicendevolmente a vivere d'aria e a raggiungere quel peso irrealistico che le renderà finalmente perfette e felici.
Nei blog appaiono anche commenti di persone indignate che promettono di segnalare e denunciare il sito.. eppure le pagine sono ancora tutte lì, ad anni di distanza rispetto alla presunta data di segnalazione.
Consigli diabolici, letali, che portano le ragazzine ad isolarsi dal mondo e dai familiari, a rinchiudersi in una mentalità che le valuta solo attraverso il perso corporeo e il controllo del cibo, sacrificate a una malattia divinizzata che amplifica il disamore per se stessi e l'impossibilità di riuscire ad accettarsi per gli essere umani, imperfetti ma con un valore imprescindibile, che esse sono.
L'identificazione con i gruppi pro Ana è pericolosa, insidiosa e devastante e va a infrangere quel confine tra moda e malattia che, ai miei tempi, metteva in salvo tante ragazzine. Ora, con smartphone alla mano e pagine instagram di ragazzine che “fanno gruppo” per non mangiare, anche chi aveva solo la mezza idea di digiunare un po' per perdere qualche chilo, viene travolto dalla forza di questi messaggi e rischia di restare intrappolato in una mentalità sempre più restrittiva e distorta.
Ritengo che il proliferare di questi siti vada continuamente denunciato, finché, chi ne ha mezzi, non si deciderà a mettere un controllo più severo.



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